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Our italian language school, is situated in Florence, the city of the Renaissance, the heart of Tuscany. Florence is surrounded by the beautiful Chianti hills of Tuscany. You will tell you have walked the streets of Florence where Michelangelo, Dante Alighieri, Leonardo da Vinci walked. The Scuola Toscana is very near to the most important sights of Florence: the Duomo, the Fortezza da Basso and the famous squares of the city of Florence, all so famous in Tuscany.
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NEWS

This year too, Scuola Toscana is proud to host the ACC Study Abroad Programme in Florence - from May 24th to June 28th in the beautiful quarters at Via Garibaldi !

Scuola Toscana starts with Skype lessons !
On November 7th we at the Scuola Toscana started with a first lesson via Skype, one of the director taught 30 minutes of Italian conversation with a Japanese student, intermediate level. Everything went well, both under the dydactical as under the technical point of view - by the way, it was much fun, said director Gabriele ..




MODI DI DIRE ITALIANI

Abboccano:
Una serata fra amici. Qualcuno vi racconta una storia quasi incredibile, per esempio che una volta ha preso il te` con la Regina Elisabetta, o che ha fatto il giro del mondo in barca a vela. E proprio quando voi mostrate la vostra meraviglia, sentite la voce di un altro amico dire:"abboccano...!" e tutti ridono. Che cosa e' successo ? E' successo che vi hanno raccontato una balla, vi hanno preso in giro. Ci avete creduto, quindi avete "abboccato", come un pesce "abbocca" all`amo.
Abboccare e` infatti quello che fanno i pesci quando mangiano l'esca e rimangono presi all'amo. "Oggi abboccano..!" dice il pescatore quando vede una giornata favorevole alla pesca. Siccome in un certo senso il pesce che abbocca "crede" che l'esca sia una preda vera, allo stesso modo abbocca chi "crede" a qualcosa di falso. Per questo si dice che qualcuno "abbocca" quando crede ad una frottola, o peggio, cade in una truffa.

Su un giornale si puo' leggere che "il truffatore cercava di entrare in casa della vecchietta fingendosi un impiegato del gas, ma la signora non ha abboccato e ha chiamato i carabinieri".

Dal verbo "abboccare" deriva - scorrettamente - nel gergo giovanile il sostantivo "abbocco", nel senso appunto di una storia falsa detta per prendere in giro qualcuno.
"Stasera torna Renzo dall'Australia, facciamogli un abbocco !"
"Si`, diciamogli che nel frattempo siamo diventati tutti vegetariani !" "

Credevi veramente che Marco fosse un pilota di formula 1 ? Ma no, era un abbocco !"
Per difendervi, se avete paura che qualcuno vi stia prendendo in giro, potete prevenirlo dicendo: "Non mi raccontare storie, lo sai, io abbocco sempre"



Essere di......

Se chiedete a qualcuno "che fai stasera?" e lui,o lei, vi risponde "stasera sono di pizza" non avete capito male. Non significa nemmeno che questa persona e' fatta di pizza, o che appartiene ad una pizza, ma solo che andra' a prendere una pizza, e che questo succede con una certa regolarita'.

Questo e' uno degli infiniti modi di dire con la preposizione "DI"; viene dalla forma "essere di" nel senso di compiere un dovere (duty). Una dottoressa e' DI guardia all'ospedale, un poliziotto e' DI guardia ad una banca, un soldato e' DI picchetto quando deve sorvegliare la caserma e gli altri sono in libera uscita, chi fa i turni in hotel puo' essere DI servizio la mattina la sera o la notte.

E allora in senso ironico si usa questo "essere di" quando si fa qualcosa regolarmente, tanto che diventa quasi un dovere, per esempio: "Il giovedi' sera noi siamo di poker" (= tutti i giovedi' sera "dobbiamo" giocare a poker)
"I fine settimana sono di museo con tutta la famiglia" (= i fine settimana vado con tutta la famiglia a visitare i musei)
"In primavera la sera io sono di calcetto..." (in primavera tutte le sere, o quasi, gioco a calcetto)
"Giovanna e le sue amiche in vacanza sono di discoteca tutte le sere!"

Quindi, se volete invitare al cinema un amico che va spesso a giocare a tennis, potete chiedergli "Sei di tennis anche stasera, o vieni con noi al cinema ?"

Come si diceva all'inizio, anche un piatto puo' diventare un abitudine regolare, e quindi se vi incontrate nella pausa pranzo mangiando un panino al bar un collega potrebbe dirvi:
"oh, vedo che anche tu oggi sei di panino !"

la signora non ha abboccato e ha chiamato i carabinieri".

Dal verbo "abboccare" deriva - scorrettamente - nel gergo giovanile il sostantivo "abbocco", nel senso appunto di una storia falsa detta per prendere in giro qualcuno.
"Stasera torna Renzo dall'Australia, facciamogli un abbocco !"
"Si`, diciamogli che nel frattempo siamo diventati tutti vegetariani !" "

Credevi veramente che Marco fosse un pilota di formula 1 ? Ma no, era un abbocco !"
Per difendervi, se avete paura che qualcuno vi stia prendendo in giro, potete prevenirlo dicendo: "Non mi raccontare storie, lo sai, io abbocco sempre"


Inquadrare

Il verbo inquadrare si usa in fotografia: prima di scattare la foto si inquadra il soggetto, cioe` lo si mette nel "quadro" della fotografia. Nella lingua parlata "inquadrare" ha il senso di classificare qualcuno, capire a quale gruppo appartiene, capire se e` buono o cattivo, amico o nemico...

"Che ne pensi della nuova segretaria ?"
"Mmmh, da una parte sembra moto simpatica, dall'altra ho l'impressione che qualche volta prenda in giro... non so, non l'ho ancora inquadrata..."

"Avere inquadrato"qualcuno si usa molto piu' spesso in senso negativo:

"Anche oggi Renzo e' malato e ha detto che non puo' venire in ufficio."
"Io l'ho gia' inquadrato, quello li'e' uno che non ha voglia di lavorare..."

Se usato in alcuni contesti o circostanze, puo' diventare molto minaccioso, quando per esempio qualcuno incontra un presunto ladro che su un autobus fa la posta ai viaggiatori per rubare i portafogli : "stai attento ! Ti ho gia' inquadrato, sai... la prossima volta chiamo la polizia !" In questo caso "ti ho inquadrato" significa "ho capito come classificarti, ho capito che tipo sei".

Attenzione invece, perche' l'uso di "inquadrato" come aggettivo ha un valore un po' diverso: "un tipo inquadrato" e` qualcuno che non esce dagli schemi, molto, anzi troppo ordinato, troppo obbediente, troppo ligio al dovere.

Io faccio l'artista, non voglio capi ne' orari, mentre mio fratello e' tutto il contrario, lavora in ufficio, un tipo inquadrato, anzi inquadratissimo !

"Sai, ieri sera ho visto il Dottor Bianchi in discoteca !"
"Il Dottor Bianchi ? Non e' possibile, lui e' uno cosi' inquadrato !"


Mamminte

Fra pochi giorni la nostra bambina compie un anno - cresce bene, mangia bene, si diverte e - come tutti i piccoli della sua eta' - soffre di mammite (sopratutto la sera, prima di dormire)! Il termine si usa per scherzo per indicare un bambino che ad un certo momento, in una situazione, vuole a tutti costi la mamma e solo la mamma, e piange e si dispera se la mamma non viene e non lo prende in braccio. Bisogna sapere che in italiano finiscono in -ite i nomi di malattie croniche, come "artrite", "gastrite", "epatite", che durano a lungo, e cosi' "mammite" suona come una malattia cronica, perche' il bisogno della mamma in certi momenti e' cosi' forte e incontrollato da sembrare proprio una malattia. "-Che cosa ha la piccola? Perche' piange cosi' forte adesso ? - Non ti preoccupare, e' un attacco di mammite, a quest'ora vuole solo stare in braccio alla mamma" E siccome i tempi cambiano, ed anche gli uomini sono coinvolti nella cura dei figli, ci sono ormai anche casi di babbite:

"Eh, quando il babbo torna dal lavoro, gli scoppia la babbite, per mezz'ora almeno gli altri non esistono, vuole stare solo con lui !" Attenzione: chi soffre di mammite non e' da confondere con chi e' mammone: mentre il piccolo che vuole stare insieme alla mamma ha la mammite, e' mammone un adulto, di solito maschio, che non riesce a separarsi dalla mamma:
"Mio marito Nicola e' proprio un mammone - tutte le domeniche deve andare a mangiare dalla mamma, perche' come fa le lasagne lei non le fa nessuno !"
"L'Italia e'il paese dei mammoni, ci sono tantissimi uomini ultratrentenni, laureati, professionisti, che vivono ancora coi genitori e non hanno nessuna intenzione di andarsene..."

Stracanata

Il cane e`il miglior amico dell`uomo, eppure nei modi di dire ha spesso una connotazione negativa: si dice essere solo come un cane, stare come un cane, comportarsi come un cane. Anche "fare una canata" ha un valore negativo, significa arrabbiarsi con qualcuno e rimproverarlo duramente
"Dopo la sconfitta, l'allenatore ha fatto una canata a tutti i giocatori perche' non avevano dato il massimo".
"Il direttore mi ha fatto una canata perche' la spedizione non e' partita in tempo"

Perche' qualche volta evidentemente per ottenere quello che si vuole bisogna imitare i cani, almeno per quanto riguarda l'aggressivita':
"La linea non funziona di nuovo? Ora telefono alla Telecom e faccio una canata!"

Se faccio una canata significa che sono davvero arrabbiato, o anche,che sono "incanato" (in+canato, quasi come se fossi diventato un cane, o meglio, lo spirito di un cane fosse entrato dentro di me) "Stamani sono incanato, mezz'ora, dico mezz'ora per trovare un parcheggio !!!" Una situazione in cui ci si affatica e ci si stressa oltre ogni limite e' una stracanata, sostantivo formato da stra+canata (= super-canata): "Ho passato tutta la settimana a studiare per l'esame, giorno e notte - una stracanata, ma ne valeva la pena, ho preso il massimo dei voti !" Una stracanata e'insomma una cosa troppo stancante, non da esseri umani, ma da cani. " La guida diceva che era una passeggiatina facile, invece siamo arrivati mezzi morti con le galle ai piedi...una stracanata!" "Andare in centro a fare shopping il sabato pomeriggio ? Ma e' pieno di gente dappertutto, non si trova posto, i negozi sono pieni... e' una stracanata !"
Azzurrabile

Un aggettivo per questo tempo di mondiali di calcio e` azzurrabile - un aggettivo che e' nato al tempo di Mexico'70, insieme alla mania delle partite dell'Italia in tv, con le strade deserte e tutti incollati al televisore di casa.
Siccome la nazionale italiana ha sempre avuto la maglia azzurra, i giocatori della nazionale italiana sono "gli azzurri" (e quelli della "under 21", la squadra giovanile, gli "azzurrini"). E siccome essere convocati in nazionale e` un onore, prima dei mondiali si discute sempre su chi meriterebbe il posto in squadra e chi no, su chi sara` chiamato e su chi "restera` a casa".
Cosi` per indicare quelli che "potrebbero essere convocati in nazionale", e quindi che "potrebbero diventare azzurri", i giornalisti hanno inventato il termine "azzurrabile" (che puo' diventare azzurro): "Quest'anno il cannoniere della Fiorentina e' senz'altro fra gli azzurrabili"
"Anche se e' un evento raro, non e' la prima volta che un giocatore di serie B e' considerato dalla stampa fra gli azzurrabili".

Tutti discutono sugli "azzurrabili", ma chi decide la lista e' l'allenatore - che e' il capo assoluto - poi, se si perde, si cambia allenatore. E allora si discute su chi diventera` il nuovo allenatore - in questo caso si fanno le liste dei "papabili" - letteralmente, di coloro che possono diventare Papa.

Questo aggettivo non si usa tanto per chi puo' diventare Papa, ma per tutti i casi in cui uno solo sara' il prescelto, per esempio: "Anche Miss Italia e' fra le papabili per il titolo di Miss Universo"

"Sembra che il capo del governo abbia gia' una lista di almeno tre papabili per il posto di Ministro degli Esteri" E per tornare al tema iniziale, non si sa chi si giochera' la finale - ma per milioni di spettatori in tutto il mondo sara` sicuramente un evento imperdibile, una occasione immancabile.



Impicciarsi/spicciarsi

Il significato comune di impicciare e' quello di ostacolare, ingombrare: “scusami se non ti ho risposto al telefonino, ma uscivo dal supermarket ed ero impicciato dai sacchi della spesa“.
Questo uso “fisico” ormai e` poco comune, e molto piu' spesso si usa “impicciarsi” nel senso figurato di occuparsi, nel senso negativo di essere indiscreto: “Non ti impicciare di cose che non ti riguardano!” “Impicciati degli affari tuoi!” “Di che t'impicci ?”
Una persona che si fa troppo gli affari degli altri, un ficcanaso insomma, e' un impiccione.
E se originariamente togliersi un impiccio di dosso si diceva spicciarsi, oggi questo verbo e' usato quasi solo in senso figurato, come sinonimo di sbrigarsi, fare in fretta: “spicciati, che altrimenti facciamo tardi!”
“Aspettami qui, tanto mi spiccio” E naturalmente, quando si fanno le cose in fretta non sempre si puo' essere precisi, quindi se qualcuno e' un tipo “spicciativo” significa che, per fare in fretta, non fa troppa attenzione:
“Luca finisce sempre suoi lavori in tempo, ma qualche volta e' un po' spicciativo, e i risultati non sono perfetti...”
Dalla stessa parola viene il modo di dire “andare per le spicce”,che indica un comportamento sbrigativo, molto poco educato: “Sai, le guardie all'aereoporto vanno per le spicce, se non ti comporti come devi ti lasciano a terra...”


Sugo

La pasta al sugo, il sugo della mamma, il sugo di carne... il sugo e` cosi` importante per gli italiani che esce dalla cucina ed entra nella lingua parlata. Gia` Alessandro Manzoni, il padre della lingua italiana, usava dire “il sugo della storia” per dire “il senso” della storia, la “morale” della storia. Ancora oggi si usa in modo simile, sopratutto nelle forme negative: “Non mi fare vedere le carte, se non non c`e` sugo” Se mi fai vedere le carte, cioe’, il gioco perde il suo senso. Quando qualcosa perde il suo senso, il suo motivo, perde il suo interesse. Ecco perche` oggi “sugo” si usa sopratutto col valore di “divertimento, interesse” “Ah, anch`io ho letto quel libro, e` bellissimo, alla fine il protagonista...” “Zitto, zitto, non dirmi niente !” “Perche’ ?” “Che sugo c`e` a leggere un libro poliziesco, se sai gia` come va a finire ?” “Enzo fa sempre degli scherzi stupidi e delle battute cretine...” “Si`, non capisco che sugo ci trovi a prendere in giro chi non si puo’ difendere...”
 

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